Le installazioni più difficili si vincono con esperienza e competenza
Quando il progetto è complesso, il prodotto non basta
Realizzare un nuovo ingresso automatico all’interno di un edificio storico significa spesso dover conciliare esigenze molto diverse tra loro.
È quello che è accaduto a Palazzo Trentini, nel centro storico di Trento, edificio settecentesco sede del Consiglio della Provincia autonoma di Trento e spazio destinato anche a mostre d’arte e iniziative culturali.
Per questo intervento, DA.TECH, socio APRICO di Genova, ha progettato e realizzato una bussola automatica su misura, studiata per inserirsi nel contesto architettonico senza alterarne la percezione.

Il progetto doveva rispondere contemporaneamente a diverse esigenze:
- mantenere la massima trasparenza;
- garantire adeguate prestazioni termiche;
- integrare una porta automatica con funzione di uscita di sicurezza;
- gestire elementi in vetro di grandi dimensioni;
- rispettare le caratteristiche dell’edificio storico;
- ridurre al minimo l’impatto visivo della nuova struttura.
Un insieme di condizioni che rendeva impossibile ricorrere a una soluzione standard.
Una bussola automatica che lascia protagonista Palazzo Trentini
Uno degli obiettivi principali era preservare la visibilità del grande portone storico in legno e mantenere libera la prospettiva dalla strada pedonale verso il cortile interno del palazzo.
La soluzione doveva quindi risultare il più possibile trasparente ed elegante.
Una struttura realizzata esclusivamente con cristallo temperato e priva di profili, non avrebbe consentito di raggiungere le prestazioni termiche richieste.
DA.TECH ha quindi sviluppato una configurazione con serramenti a taglio termico, vetri camera e profili ridotti al minimo, cercando il corretto equilibrio tra trasparenza, isolamento e resistenza strutturale.
A questo si aggiungeva un requisito fondamentale: la porta automatica doveva svolgere anche la funzione di uscita di sicurezza.
Il progetto doveva quindi riunire nella stessa realizzazione tre aspetti fondamentali: integrazione architettonica, prestazioni termiche e sicurezza.
È proprio in situazioni come questa che emerge il valore dell’esperienza.

Una porta automatica ridondante per un progetto fuori standard
Le dimensioni degli elementi hanno rappresentato una delle principali complessità dell’intervento.
Le ante della porta automatica raggiungono complessivamente 220 kg, mentre i vetri fissi laterali arrivano a 4,5 metri di altezza.
Per l’automazione è stato adottato un sistema ridondante, soluzione particolarmente importante quando l’ingresso deve rispondere anche a specifiche esigenze di sicurezza.

L’esperienza serve soprattutto quando arrivano i problemi
La struttura doveva inoltre essere installata all’interno di un ambiente caratterizzato da:
- pavimentazione storica in acciottolato;
- soffitto a volta;
- spazi di movimentazione ridotti;
- superfici ed elementi architettonici da preservare.
In un contesto simile, la progettazione non riguarda soltanto la porta automatica.
È necessario valutare materiali, strutture, deformazioni, sistemi di fissaggio, movimentazione dei vetri, serramenti, acciaio e sigillature come parti di un unico sistema.
È qui che la competenza tecnica smette di essere un concetto astratto.
Diventa capacità di scegliere i materiali.
Di dimensionare le strutture.
Di prevedere le deformazioni.
Di conoscere i sistemi di fissaggio.
Di sapere come movimentare un vetro di grandi dimensioni.
Di comprendere come automazione, serramenti, vetro, acciaio e sigillature debbano lavorare insieme.
E soprattutto di prevedere ciò che può succedere prima che succeda.

Integrare la tecnologia nell’architettura storica
Uno degli aspetti più delicati riguardava la presenza dei profili.
La richiesta era quella di limitarne il più possibile la visibilità, in particolare nella parte superiore della struttura.
Il sopraluce è stato quindi incassato nel soffitto a volta, riducendo l’impatto visivo della nuova installazione.

Anche nella parte inferiore è stata adottata una soluzione integrata: la guida è stata inserita nella pavimentazione storica in modo da migliorare la tenuta e consentire una corretta sigillatura al passaggio dell’aria.

Anche la tenuta all’aria è stata affrontata progettualmente.
La tenuta è stata ulteriormente migliorata attraverso un profilo in PVC sotto le ante e mediante guarnizioni e spazzolini nella parte superiore e sui lati verticali.

Sono dettagli invisibili a intervento concluso, ma determinanti per le prestazioni complessive del sistema.

Progettare con un margine di sicurezza
Un altro esempio arriva dalla movimentazione delle ante automatiche.
Con ante da 220 kg., sarebbe stato possibile scegliere componenti dimensionati semplicemente per il carico effettivo.
Anziché dimensionare i componenti esclusivamente sul carico effettivo, DA.TECH ha scelto Power Drive rinforzati con carrelli in grado di gestire carichi fino a 400 kg.
Una scelta che va oltre la semplice capacità di sostenere il peso.
Le ruote in tecnopolimero rinforzato consentono un funzionamento più silenzioso e contribuiscono a ridurre attriti e vibrazioni, mentre gli spazzolini mantengono pulite le ruote durante il funzionamento.
È un esempio concreto di un principio importante nella progettazione degli ingressi automatici: non limitarsi a soddisfare le condizioni presenti, ma considerare anche affidabilità e comportamento del sistema nel tempo.
Il valore della competenza: la posa dei vetri, la fase più delicata
Una delle operazioni più impegnative è stata la movimentazione dei vetri.

Due vetri fissi ed un sopraluce che, in condizioni normali, avrebbero richiesto circa due ore di lavoro hanno invece richiesto cinque ore.
I due vetri perpendicolari all’ingresso, alti 4,5 metri, ed il sopraluce dovevano essere inseriti lentamente all’interno della bussola evitando ogni possibile contatto con muri, pavimento, soffitto e serramenti già fissati.

In alcuni momenti sono state necessarie cinque persone contemporaneamente, con un’ulteriore difficoltà rappresentata dalle temperature prossime ai 40 °C durante il mese di luglio.
Un movimento sbagliato avrebbe potuto compromettere il vetro.
È proprio in situazioni come questa che il valore dell’esperienza diventa concreto: non soltanto conoscere un prodotto, ma sapere come affrontare condizioni di posa non standard.
DA.TECH e il valore della competenza tecnica
Roberto Lucatelli, titolare di DA.TECH, quando parla del mestiere non mette al primo posto la tecnologia.
Parla di curiosità.
Di studio.
Di conoscenza dei materiali.
Di conoscenza delle norme.
Di esperienza.
E parla della necessità di trovare buoni mentori.
«Bisogna essere CURIOSI, CURIOSI, CURIOSI e IMPARARE, IMPARARE, IMPARARE.»
È una frase semplice, ma racchiude una verità importante.
La competenza nel mondo delle porte automatiche non nasce soltanto dall’utilizzo di un determinato prodotto.
Nasce dalla conoscenza di tutto ciò che ruota intorno a quel prodotto.
Vetro.
Alluminio.
Acciaio.
Automazione.
Sistemi di fissaggio.
Sigillanti.
Normative.
Tecniche di posa.
E soprattutto esperienza sul campo.
È questo il valore di una rete di specialisti
Il progetto di Palazzo Trentini, realizzato da DA.TECH, consorziato APRICO, rappresenta bene un principio nel quale APRICO crede da sempre.
La specializzazione non è soltanto conoscere bene un prodotto.
È avere le competenze necessarie per affrontare un progetto nella sua complessità.
È saper dialogare con progettisti, tecnici e responsabili della tutela architettonica dei beni.
È comprendere che ogni edificio ha caratteristiche diverse.
È sapere che una soluzione efficace non è necessariamente quella più semplice da proporre, ma quella più corretta da realizzare.
E soprattutto significa poter mettere a disposizione del cliente esperienza, responsabilità e capacità progettuale.
È questo che rende forte una rete di specialisti.
Non il numero delle aziende che ne fanno parte.
Ma la qualità delle competenze che ciascuna di esse porta con sé.

Quando la tecnologia lascia parlare l’architettura
A Palazzo Trentini il risultato finale è volutamente discreto, ma elegante.
La bussola è presente, ma non diventa protagonista.
La porta automatica svolge la propria funzione, mentre profili ridotti, guide integrate e superfici trasparenti permettono all’architettura esistente di mantenere il proprio ruolo centrale.
È probabilmente questo il risultato più significativo dell’intervento:
una tecnologia ben progettata non deve necessariamente farsi notare. Deve integrarsi nell’edificio e rispondere alle esigenze per cui è stata installata.
Perché le installazioni più difficili non si risolvono semplicemente scegliendo un prodotto.
Si risolvono con esperienza, competenza e la capacità di trasformare esigenze diverse in un’unica soluzione e, soprattutto, con un fantastico team di tecnici esperti.

